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LA FILIALE

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Una vista fine anni ’40 dell’officina: in primo piano, alcune macchine utensili e, sullo sfondo, delle 6c 2500 in attesa di riparazione
(Foto Archivio L.Giuliani)

A pochi passi dall’Eur, due immensi loghi “Alfa Romeo – Milano” installati su di un grande fabbricato, indicavano quella che dal 1936 fino ai primi anni ’90, è stata l’unica sede della Casa del Biscione a Roma: la “Filiale”. Oggi, in quell’edificio, dove sono passati quasi sessanta anni di storia italiana, c’è l’Università Roma 3.

Tutto inizia nel 1933, quando l'Alfa Romeo passa sotto il controllo statale dell'IRI. Due anni dopo, l’azienda viene militarizzata per gli impegni bellici in Spagna e in Etiopia: ora la produzione è incentrata in gran parte sui motori aeronautici e gli autocarri per l’esercito. In quegli anni, l’Alfa Romeo acquista a Roma una vasta area su cui costruire la propria filiale per l’assistenza di auto, bus e autocarri.

L’edificio, viene realizzato alla fine del 1936 sulla via Ostiense, vicino alla via del Mare. Si lavora sugli autocarri 350 e 500 destinati alle forze armate, ma non è raro incontrare qualche gerarca con la propria fiammante Alfa. Entrando nell’officina, sulla parete di fondo, domina la scritta: “Quelli che io preferisco, sono quelli che lavorano in silenzio, secco, duro e sodo. Mussolini”.


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Fine anni ’40: la 6c 2500 sopra una delle “buche” dell’officina
(Foto Archivio L.Giuliani)

La guerra

8 settembre 1943: i tedeschi occupano la capitale e la utilizzano come sede di comandi e di truppe. Ora in “Filiale” si lavora solo per loro: sia sui veicoli della Luftwaffe (il 53º stormo caccia “Asso di Picche”) sia sui motori avio Alfa Romeo, tipo RA 1000 RC.41, per i Messerschmitt Bf 109 impiegati contro le forze alleate schierate a Montecassino e ad Anzio. Come banco prova si utilizza la fusoliera di un caccia in disuso.

Ben presto i tedeschi si ritirano verso nord: oltre ai motori avio e ai camion, portano via dalla “Filiale” anche i tecnici specializzati. “Fummo deportati nel campo di internamento fascista di Tavernelle, vicino Perugia. Fortunatamente riuscimmo a fuggire, approfittando della distrazione della sorveglianza”, così ricordava Osvaldo Giuliani, il veterano della “Filiale”, in Alfa Romeo dal 1942 al 1987.
4 giugno 1944: Roma è libera, ma nella “Filiale” adesso ci sono gli inglesi: si riparano i veicoli degli alleati e i camion dell’esercito italiano.


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Anni ’40, secondo dopoguerra: il reparto lavaggio vetture
(Foto Archivio L.Giuliani)

La ripresa e le corse

Dopo la guerra, l’Alfa si dedica alla costruzione di vetture in serie: prima con la 1900, poi con la Giulietta, caratterizzata da produzione su vasta scala e alta tecnologia. Roma, diventa una base strategica per la Casa milanese. La “Filiale”, infatti, cura l’assistenza di tutta la produzione: auto, veicoli e motori industriali, compresi quelli in dotazione ai pescherecci. All’Alfa Romeo di via Ostiense entrano le auto dei ministeri, di Polizia, Carabinieri e altre Forze dell’Ordine. Ogni giorno, bisarche provenienti da Milano e da Pomigliano, scaricano decine di nuovi veicoli destinati ai concessionari del Centro Italia. Si vendono anche veicoli industriali, autobus e ricambi.

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Mille Miglia 1951. Roma, via Cassia direzione nord: il “box” Alfa Romeo della Filiale di Roma
(Foto Archivio L.Giuliani)

Fino a quando l’Alfa corre ufficialmente, dal dopoguerra fino alla metà degli anni ’50, nell’officina della “Filiale” si preparano le "1900" per i piloti locali impegnati nella categoria Turismo Internazionale. Inoltre, in occasione della Mille Miglia si assistono tutte le Alfa che passano a Roma, comprese quelle ufficiali condotte da Sanesi e Fangio. In “Filiale” si elaborano anche i motori delle “1900" della Polizia, le famose Pantere: “La copia segreta degli alberi a camme per i motori delle Pantere, che veniva custodita in cassaforte”, raccontava Giuliani, “venne prelevata di nascosto dal capofficina per favorire un pilota suo amico. Purtroppo per lui, venne scoperto dai superiori e licenziato in tronco!”

I piloti “romani” della Filiale, sono Sergio Bettoja, Giuseppe Musso, fratello di Luigi, celebre pilota Ferrari, e Guido Cestelli Guidi. Alla guida delle 1900 Ti e Ti Super, colsero numerosi successi di classe sia nelle gare regionali sia in quelle nazionali, come Targa Florio e Mille Miglia. Nel 1955, Guidi conquistò il titolo di Campione d’Italia, classe 2000 Turismo.


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Mille Miglia 1951. Il team Alfa della Filiale: il sesto da destra è Osvaldo Giuliani
(Foto Archivio L.Giuliani)

La nuova Filiale

Aspettando la Giulia, nel 1961 iniziano i lavori di ampliamento della “Filiale”. Il progettista è Emilio Isotta Fraschini, discendente dalla famiglia che ha dato il nome alle celebri vetture: realizza un complesso moderno e originale, caratterizzato da una struttura circolare con l’ampio salone vetrato che ricorda il non lontano Palazzo dello Sport, realizzato dell’ingegner Nervi per le Olimpiadi del 1960.

Ora, le auto dei clienti entrano dalla rampa di via Ostiense 238, dalla quale si raggiunge il grande salone circolare. Qui, le vetture vengono prese in consegna dall’Accettazione. Marcello Rossani, per tanti anni collaudatore insieme al Giuliani, ricorda: “Negli anni ’60, per le prove più impegnative percorrevamo una via del Mare semideserta, dove potevamo superare anche i 180 km orari… Al rientro, stilavamo la lista dei lavori da effettuare e la vettura veniva presa in consegna dall’officina”.

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La nuova Filiale è un complesso moderno e originale, caratterizzato da una struttura circolare con l’ampio salone vetrato che ricorda il non lontano Palazzo dello Sport, realizzato dell’ingegner Nervi per le Olimpiadi del 1960
(Foto Alfa Romeo-Automobilismo Storico)

Alla “Filiale” ora non manca nulla: ha un’officina più ampia, dotata di macchine utensili e di ponti di sollevamento, oltre alle vecchie “buche” per effettuare i lavori dal di sotto della vettura, un nuovo reparto per la carrozzeria e un grande magazzino ricambi. All’esterno, ora c’è una vasta area per lo stoccaggio dei veicoli nuovi. Dal 1970, si aggiunge anche il reparto “Diagnosi elettronica”, dotato di rulli per i test sulle vetture più moderne. Negli anni ’70, durante il triste periodo degli “anni di piombo”, vengono allestite in officina le Alfetta 2.0 blindate per i vari Craxi, Andreotti, Martelli ed altri noti politici. Ora i dipendenti superano le 100 unità.

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1965: veduta aerea della Filiale. Da notare il grande piazzale-deposito dei veicoli nuovi, insolitamente semivuoto
(Foto Alfa Romeo-Automobilismo Storico)

Nel corso degli anni, nella nuova “Filiale” non è raro incontrare qualche Alfa da corsa, come alcune nuove Giulia TZ pronte per la consegna, la 33TT12, per pubblicizzare la vittoria mondiale del Campionato Sport 1975 o, più tardi ancora, le Alfa di F.1 per eventi pubblicitari. All’ingresso clienti, vengono esposte a rotazione le più belle Alfa Romeo del Museo di Arese.La nuova “Filiale” ospita anche l’ufficio di rappresentanza dell’Alfa Romeo-Avio di Pomigliano d’Arco, per i rapporti commerciali con l’Aeronautica Italiana, l’Alitalia di Fiumicino e altre compagnie minori.

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1965. L’ingresso uffici, dove venivano esposte le più belle Alfa Romeo del Museo di Arese
(Foto Archivio L.Giuliani)

Negli anni ’70, possedere un’Alfa non è da tutti: la “Filiale”, infatti, è frequentata da clienti particolari come famosi calciatori, noti imprenditori, attori, cantanti. Anche il figlio di un presidente della Repubblica è un habitué, con la sua potentissima Alfetta berlina elaborata Autodelta. La “curano” solo i meccanici del reparto corse Alfa, in trasferta da Settimo Milanese appositamente per lei.

Le vicissitudini della “Filiale” seguono poi la lenta agonia dell’Alfa Romeo che, dalla metà degli anni ’70 si protrae fino al 1986, quando l'IRI cede la Casa del Biscione alla FIAT.




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Nella nuova filiale, il reparto Accettazione è posto nel grande salone circolare. Qui, le vetture vengono prese in consegna dai collaudatori per il giro di prova. Nella foto sono presenti le vetture più rappresentative degli anni ’60: da sinistra, la 2600 Sprint e le Giulia, Sprint GT, 1300 e Super (Foto Archivio L.Giuliani)

Roma 3

Il Lingotto interviene a Roma e riorganizza il lavoro. Nei primi anni ’90, parte la ristrutturazione della “Filiale”: i dipendenti sono trasferiti presso altre sedi romane del Gruppo Fiat, in attesa della fine dei lavori. Purtroppo, non rientreranno più in via Ostiense: la Fiat cambia improvvisamente idea e vende tutto. L’acquirente è l’Università Roma 3: dal 2001, l’ex “Filiale”, riadattata e ristrutturata, ospita la Facoltà di Lettere e Filosofia.

Ora, nei locali dell’ex officina ci sono le aule e la grande biblioteca. La parte costruita negli anni ’60 ospita gli uffici e altre sale mentre la rampa di accesso delle auto è diventata una scalinata. Al primo piano risalta il grande salone circolare, l’ex sala accettazione delle auto. Ora è un’aula magna per grandi eventi che può contenere fino a 500 posti.

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Una vista dell’officina intorno alla metà degli anni ’60: in primo piano si nota una 2600 Berlina
(Foto Archivio L.Giuliani)

Oggi, purtroppo, in quei locali non c’è nessuna traccia del passato, un qualcosa che ricordi quei sessant’anni di duro lavoro degli uomini dell’Alfa Romeo. Sarebbe bastato poco, una targa, una foto, per una storia che merita di essere ricordata.



Luigi Giuliani
giulianiluig6@gmail.org

30 agosto 2013






 
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