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IL GRANDE CHITI


L’ingegner Carlo Chiti, fu uno dei personaggi di maggiore spessore dell' automobilismo italiano. E fu un grand'uomo in tutti i sensi, per la sua genialità, per la sua carica di simpatia, per la sua umanità e anche per la sua mole che sfiorava i due metri e andava ben oltre i cento chili.

chiti   Alfa Romeo, primi anni ’50: Carlo Chiti ritratto nel suo ufficio al Portello.

Approdato all'Alfa nei primi anni 50, quando era fresco di una laurea di ingegneria aeronautica, Chiti, che era un pistoiese estroverso e brillante, passò in Ferrari lavorando come direttore tecnico dal 1957 al 1961 (vedi nota).

chiti   Merano 1953: Juan Manuel Fangio vince il G. P. Supercortemaggiore su Alfa Romeo 6C 3000 CM Spider.

Vedi nota

Poi tornò al vecchio amore, l’Alfa Romeo. Nel 1963 aveva fondato a Udine con l'ing. Ludovico Chizzola, l’Autodelta che montava allora la leggendaria Giulietta TZ1. Il passo fu breve. L' Autodelta si spostò a Settimo Milanese e diventò sempre di più una specie di reparto corse dell'Alfa. L'Autodelta era tutto per Chiti: un' officina altamente qualificata, una specie di seconda casa, un canile, un luogo di divertimenti.

chiti   Foto simbolo dell’attività Autodelta negli anni ’70: le Gta Junior ufficiali (al centro e a destra) schierate prima della partenza della 24 Ore di Spa (Belgio) 1972.

Chiti era un grande amante e protettore di animali. Raccoglieva cani malandati ovunque, li curava e li portava all'Autodelta dove spesso se ne stavano in adorazione del padrone sulla scrivania, sulle sedie, sulle poltrone del suo ufficio. "Si segga pure - diceva Chiti agli ospiti - ma 'un mi tocchi la c'anina". Un'altra volta fece aspettare fuori dalla porta chiusa un paio di giornalisti che origliarono una vivace discussione nel suo ufficio. Poi, all' improvviso rimbombò un colpo di pistola. I due giornalisti aprirono la porta e trovarono Chiti e il suo interlocutore che, ridendo, osservavano il buco nel soffitto. Era così il Grande Chiti, prendeva tutto in allegria. Anche nelle corse, anche in F.1 dove riportò l' Alfa con vicende alterne.

chiti   Stagione 1979: la Brabham-Alfa di Niki Lauda durante una seduta di prove.

Prima montando i motori sulle Brabham di Bernie Ecclestone che era uno dei suoi più grandi amici ed estimatori. Poi costruendo anche i telai. Furono anni d'oro, di grande entusiasmo per la seconda grande scuderia italiana. Ma furono anche gli anni in cui i nodi dell'Alfa fabbrica di automobili cominciarono pian piano a venire al pettine portando alla rovina il famoso marchio.

chiti   1979: la Alfa-Alfa tipo 179 di Bruno Giacomelli nella stagione del debutto.

L' AUTODELTA rovinò lentamente con l' Alfa e Chiti si avviò su nuove strade. Con la Motori Moderni costruì motori di F.1 ed un 12 cilindri boxer per la giapponese Subaru. Per l’Alfa contribuì alla realizzazione del motore a 6 cilindri da competizione della 155 DTM dei  primi anni ‘90. Ha continuato a lavorare fino all' ultimo. Instancabile, appassionato, non avrebbe mai potuto fare a meno del suo lavoro, dei suoi motori. "Quando viene a Milano - diceva sempre per telefono - mi avverta, si va a desinare insieme...". Aveva sempre amato la buona tavola, le buone tavolate in allegria. Fu forse il primo a portarsi al seguito i propri cibi sui circuiti, disgustato com'era dalla brutalità degli hot dog che allora, insieme alle banane, erano l' unico genere commestibile della F.1.
Ed era in queste circostanze che apriva molto volentieri i volumi della sua enciclopedica memoria per raccontare una vita nelle corse. Aneddoti su tutto e su tutti, episodi ancora oggi ufficialmente ignoti di questa o quella gara, dispetti, ripicche, amori, odii. Attraverso la sua voce, la Formula Uno si trasformava in un appassionante Dallas dello sport, un Beautiful senza fine. Storie umane di meccanici, grandi Vip, piloti, donne, avventurieri. Storie tecniche di vere e finte invenzioni, di piccoli imbrogli, di sotterfugi, di grandi imprese.
Morì a Milano nel 1994 quando aveva 70 anni. Con lui se ne andò l' ultimo Ufficiale Gentiluomo di quel mondo dei motori sempre più ingrugnito, privo di spirito almeno quanto è ricco di denaro.

 CARLO MARINCOVICH - La Repubblica – luglio 1994
A cura di Luigi Giuliani



NOTA: Cresce professionalmente in Alfa Romeo dove entra nel 1952 come ingegnere tirocinante. L’anno dopo entra nel Reparto Esperienze Speciali, il reparto Corse della Casa milanese, ove trasse insegnamenti validissimi in un’atmosfera che era ancora quella dei titoli iridati 1950-51. Prese contatto con la “Disco Volante” e conobbe Juan Manuel Fangio. Successivamente si occupa della Giulietta Sprint Veloce, vettura antesignana della Giulia Gta. Grazie alle sue ottime credenziali, Enzo Ferrari lo chiamò a Maranello come in passato aveva fatto con altri illustri tecnici Alfa del calibro di Gioachino Colombo e Giuseppe Busso.






 
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