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  La Giulia Sprint GTA di Gian Luigi Verna nei caratteristici colori del team Angelini
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  1966: la GTA-Angelini di Giunti impegnata in gara sul circuito di Vallelunga
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  1970: Luigi Rinaldi su GTA 1300 Junior-Angelini
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  Giulio De Angelis,padre di Elio,famoso pilota di F.1.
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  Anni ’80: il team Angelini alle prese con una monoposto di F.3 motorizzata Alfa Romeo
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LA CAPITALE DELLE GTA
Luigi Giuliani (marzo 1999).
Aautore del libro "Alfa Romeo Montreal" - Giorgio Nada Editore (1992)
 

Non lontano dal Gianicolo, una delle zone più suggestive di Roma, c’è da più di 35 anni un’officina Alfa Romeo molto particolare: quella di Franco Angelini, nome mitico per gli alfisti romani.

Per andarlo a trovare affronto il caotico traffico capitolino: lenti scorrono il lungotevere, l’Isola Tiberina, luoghi pieni di storia e di antichità.
Arrivo a Trastevere, quartiere simbolo degli ultimi romani “doc”.
Poi su per la “Gianicolense”.
Da lontano scorgo una grande insegna Alfa Romeo.
Ecco, sono arrivato.

Mi accoglie una grande officina, dove regna ordine, pulizia e “profumo” di motori. Vicino all’ingresso scorgo la sala prova motori.
Poi tante Alfa.
In fondo, vedo i banchi di lavoro attrezzati per le lavorazioni più sofisticate.
Ci sono anche dei motori da corsa pronti per essere spediti oltreoceano.
Lì accanto, su un “ponte”, vedo una Giulia GTA bianca e rossa.
Una di quelle che contribuì negli anni ’60 a rendere famoso Angelini.
Eccolo che arriva.
Cordialmente mi guida nel suo ufficio dove, tra una moltitudine di foto e trofei che ricordano le vittorie delle sue Alfa, inizia l’intervista.

Angelini, come inizia il suo interminabile matrimonio con le Alfa Romeo?
“Scelsi la Casa milanese per l’esperienza maturata nell’ambiente motociclistico: la Mondial, dove avevo lavorato, aveva in produzione motori con distribuzione bialbero.
A quel tempo, l’equivalente in campo automobilistico era costituito solo dall’Alfa Romeo, da sempre all'avanguardia nel campo dei motori.
Nel 1956 iniziai con la Giulietta TI.
Poi continuai con le Giulia TZ e Sprint GTA”
.


L’autorevole enciclopedia “Milleruote” (ed. Quattroruote-DeAgostini 1973 – n.d.r.) cita: “Angelini Franco.
Preparatore romano segnalatosi, a partire dal 1962, per l’elaborazione di vetture Alfa Romeo da competizione e da turismo normale”.
Angelini, come ricorda quei tempi?

“Si faceva tutto in casa, ad eccezione dei pistoni e delle valvole, per i quali fornivamo i disegni alle fabbriche.
Per le testate, modificavamo quelle disponibili in Alfa Romeo, fornite come “ricambio speciale”.
Mi assistevano alcuni tecnici disegnatori, laureati in ingegneria, che progettavano quanto dettato dalla mia esperienza di preparatore
.


Le sua attività si è sviluppata anche sulla realizzazione di motori da competizione, quasi tutti di derivazione Alfa Romeo.
Quali sono stati i propulsori più importanti?

“Vennero allestite motorizzazioni per monoposto di F.2 e F.3; per vetture Sport e Turismo, anche per l’impiego nei rally.
Nel 1972 realizzai per la GTA un motore a iniezione a 16 valvole nelle versioni 1,3 e 2,0 litri.
Poi, nel 1978, fu la volta della testata a 16 valvole per la GTA Gruppo 5
(categoria in cui il preparatore poteva sbizzarrirsi con profondi interventi sia sulla meccanica sia sulla carrozzeria – n.d.r.) e per le Sport 1300 e 1600 come AMS e Chevron.
Inoltre, nel 1980, realizzai per l’impiego in F.2 un inedito motore di 2 litri, a sei cilindri a V di 90°, con 24 valvole e carter secco”



Nella prima metà degli anni ’60, l’Alfa Romeo fondò l’Autodelta.
Quali erano i suoi rapporti con il reparto corse di Settimo milanese?

In pista eravamo l'uno contro l'altro. Inizialmente, le forniture di ricambi speciali Autodelta si susseguirono con normalità.
Poi i nostri rapporti si deteriorarono, a causa della rivalità in pista.
Fui così costretto a realizzare in proprio quanto mi occorreva per le preparazioni.
Tuttavia, la mia era l'unica officina autorizzata Autodelta in Italia, grazie al sostegno dell’allora presidente Alfa Romeo, Giuseppe Luraghi.
Ad un certo punto
– continua Angelini - la Casa milanese arrivò ad offrirmi di iscrivere in gara le mie vetture sotto il nome Autodelta.
Ma non accettai.
E ora posso dire che fu il più grande sbaglio della mia vita!”



E dell’ingegner Chiti (il direttore generale dell’Autodelta – n.d.r.) cosa può dirmi?
“Con lui ho sempre avuto ottimi rapporti, almeno formalmente.
Era un genio della meccanica e allo stesso tempo un personaggio egocentrico: seguiva personalmente l’intero montaggio delle vetture senza dare molta responsabilità ai suoi collaboratori.
Se avesse potuto, avrebbe costruito da solo ogni sua vettura!
Un tale atteggiamento causava spesso dei problemi in Autodelta: nel team di F.1, ad esempio, ogni capomeccanico era troppo legato alla sua figura.
E non delegando a sufficienza, negava ai suoi uomini sia l’autonomia sia la responsabilità consentita negli altri team vincenti”.



Oltre alle GTA che competevano in pista con quelle ufficiali, lei tenne a battesimo diversi piloti, vere e proprie giovani promesse dell’automobilismo italiano.
Cosa può dire a proposito?

“L'Autodelta selezionava i piloti con brevi sessioni di prove in circuito, durante le quali tutti provavano la medesima vettura.
Questo metodo poteva penalizzare il pilota più emotivo o quello che per altre cause non poteva dare il meglio di sé in quel giorno.
Io seguivo in parte questo criterio: sceglievo i piloti che con scioltezza facevano segnare tempi interessanti ad ogni giro, in maniera costante. Ma le sessioni erano più lunghe e meno stressanti.
Per le gare – continua Angelini - affidavo le vetture gratuitamente ai miei piloti ma a delle condizioni: avrebbero dovuto seguire la preparazione della vettura in officina, effettuare le prove di messa a punto in pista e rispettare la meccanica in corsa.
Ignazio Giunti, Luigi Rinaldi, Claudio Francisci sono i nomi più importanti usciti da quelle selezioni. Giunti arrivò a correre sia per l’Alfa sia per la Ferrari; Rinaldi entrò a far parte dei piloti Autodelta; mentre Francisci, in monoposto, si batté ad armi pari con i più forti piloti del tempo, come Niki Lauda e Ronnie Peterson”
.


Se non sbaglio, la sua attività di “motorista” si allargò al campo motonautico.
“Sì. Per otto anni fornimmo a Giulio De Angelis, pluricampione motonauta (e padre di Elio, famoso pilota di F.1, deceduto alla fine degli anni ’80 – n.d.r.), motori di varie cilindrate: 1,6 e 2,0 litri a quattro cilindri, di derivazione GTA.
E anche un sei cilindri derivato dal motore dell'Alfa 2600 Sprint, ma ridotto di cilindrata per i limiti di categoria. Con il “2600”, conquistammo alcuni primati mondiali di velocità e vari campionati europei.
La nostra attività
– continua Angelini - si estese anche al Trofeo Alfasud, il campionato monomarca dell’Alfa, svoltosi dal 1976 al 1983.
E con l’Alfasud TI di Claudio
Francisci fummo subito competitivi. Attualmente, prepariamo i motori per le Alfa 156 della Scuderia del Portello, impegnate nel Campionato italiano velocità Turismo.
Inoltre, svolgiamo come nostro solito, un’attività di ricerca che sperimentiamo sugli attuali propulsori Alfa Romeo nella nostra sala prova motori”
.

Luigi Giuliani
(marzo 1999





 
 
 
 
 
 
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